lunedì 9 maggio 2011

La coscienza a posto con i miei nonni

Il 12 e il 13 giugno si voterà per i referendum, anche e soprattutto per quelli sull'acqua pubblica. E che ci sia il (fondato) timore che manchi il quorum, la dice lunghissima sull'aridità politica del nostro paese: ci hanno insegnato che l'acqua è il principio della vita, l'idea che la maggioranza degli italiani ne trovi poco importante il destino, fa di noi dei perfetti candidati all'eutanasia.

Io voterò, e voterò sì. Ma capisco le ragioni di chi voterà no, oppure non voterà affatto puntando sul fallimento del referendum anti-privatizzazione.
E lo capisco ancora meglio, se penso a quanti soldi abbiamo speso per un'opera come quella del Sistema Irrigazione Salento e per la diga del Pappadai, che ne è il cuore. Ne hanno parlato in tanti e lo ha fatto anche l'Indiano di TeleRama oltre un anno fa, il 5 marzo 2010, raccontando (anche grazie alle strepitose immagini di Matteo Brandi) il più grande spreco pugliese e la più grande incompiuta salentina: un'opera enorme iniziata 35 anni fa, costata allo stato 500 miliardi di vecchie lire, nata per liberare i campi dalla siccità e mai entrata in funzione. Di mezzo ci sono una miriade di enti inutili o dannosi, nati per gestire l'acqua pubblica e divenuti una greppia di elettorati privati (basta scorrere l'elenco dei presidenti o dei commissari dei Consorzi di bonifica o dell'Ente irrigazione). Uno spreco che è colpa anche di un'idea "privatistica" dell'acqua annidata in un ente pubblico, cioè della pretesa della Basilicata di aprire o chiudere il rubinetto in base alle convenienze, cioè al prezzo che la Puglia è disposta a pagare.

Ma, alla base del grande buco dell'acqua, c'è soprattutto un metodo che ha soffocato nella culla la buona politica e la buona amministrazione al Sud: spendete e spandete, qualcosa resterà. Colpisce, nelle parole fuori onda dei guardiani della diga nel deserto, il raffronto fra ieri e oggi. Ieri: il mare di denaro, disperso in mille rivoli perché i fondi non andavano persi, a costo di progettare e costruire opere inutili. Oggi: gli stipendi che arrivano col contagocce e il cantiere dell'avanguardia idraulica diventato un rifugio per cani randagi. Solo un paradosso della storia? No: la siccità di oggi è la conseguenza dell'inondazione di ieri.
Ciò nonostante, il 12 o il 13 giugno voterò ai referendum sull'acqua pubblica. E voterò sì perché, nel territorio del più grande acquedotto d'Europa, privatizzazione non fa rima con liberalizzazione: significa solo sostituire un monopolio privato ad un monopolio pubblico. Un esempio di liberalizzazione è quello degli aerei: oggi voliamo a prezzi imparagonabili a quelli di dieci anni fa, e la concorrenza ha reso democratico il mercato. Un esempio di privatizzazione, invece, è quello delle autostrade: ci costano di più per un servizio uguale o peggiore, il monopolio privato è diventato un affare per pochi senza un vantaggio per molti.

E però, se il quorum passa e se il sì vince, la Regione e la parte politica che fanno dell'acqua pubblica una bandiera, devono ripensare anche ai modi con cui l'hanno gestita e devono dare buone ragioni (buone, non ideologiche) per preferire lo status quo al cambiamento.
Perché se votassi no (o non votassi affatto) non mi sentirei con la coscienza a posto davanti a mio nonno, contadino di Ruffano per il quale "l'acquedottu" e "lu consorziu" sono stati la liberazione dalla schiavitù del pozzo e della siccità. E però vorrei sentirmi con la coscienza a posto anche con l'altro mio nonno, capomastro di Casarano, che ha sempre pagato le tasse bestemmiando anche contro "l'acquedottu" e "lu consorziu", enti che negli anni hanno dato poco da bere e molto da mangiare.



Commenti (17)

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"L'acquedottu" e "lu consorziu", enti che negli anni hanno dato poco da bere e molto da mangiare"

Orgogliosissimo di poter gridare "Al lupo"!
1 risposta · attivo 725 settimane fa
Caro Danilo, come sempre il tuo servizio è il frutto di un lavoro attento e dettagliato, e già soltanto per questo non ho alcun problema ad approvarlo, con entusiasmo. E, senza alcun problema, non esito neanche a condividerlo.
Gli darei un titolo, un'espressione capace di indurre alla vergogna ciò che resta di una politica ormai quasi del tutto priva di umanità e di quel sano pragmatismo che, figlio del razionalismo positivista, dovrebbe caratterizzare ogni decisione ed ogni attività riguardante la collettività. Ma tant'è...sic transit gloria mundi. Epperò non intendo rassegnarmi.
L'acqua è elemento primordiale ed originario, prodromo inequivocabile di una vita che chiede, oggi più che mai, di essere preservata e sostenuta; l'acqua è la vita stessa.
Tra poco più di un mese l'Italia sarà chiamata ad esprimersi su un quesito referendario che (e ti prego di perdonare la mia fanciullesca ammissione di colossale ignoranza!) io non ho ancora ben capito: per me la questione non dovrebbe neanche porsi, nè logicamente nè ontologicamente. Nè, a fortiori, politicamente. E ciò perchè, per quanto mi sforzi di comprendere, proprio non ne riesco a vedere le ragioni giustificatrici.
E per le medesime difficoltà di comprensione confesso, con spudorato candore (tanto so già che il mio epilogo mi vedrà bruciare nell'ardore della Geenna!), che non saprei se votare si o no: sceglierei il si se dovessi optare per l'aspetto emotivo, il no se, invece, dovessi far prevalere quello razionale.
Ad ogni modo, il 12 giugno sarò migliaia di chilometri distante dalle urne, non per becero calcolo ma per una (in)felice coincidenza di eventi.
Danilo, io condivido in toto il tuo scritto e lo faccio mio però continuo a sognare un Paese in cui la Politica sappia riprendersi le ragioni che la sottendono e la giustificano innanzi all'uomo; continuo ad auspicare un Paese che ri-trovi l'umiltà per ri-conoscere i proprii errori e le proprie fragilità; continuo a credere (invano?) nella possibilità che domani possa essere meglio di ieri; continuo a soffrire per tutto ciò che tu mi fai vedere e che m'inchioda alle mie responsabilità. Certo, anche alle mie responsabilità perchè, tutte quelle kafkiane vicende politico-amministrative non possono essere unicamente imputate alla responsabilità della classe politica ma, secondo me molto più correttamente, dovrebbero essere caricate sulla coscienza dei singoli che, non dimentichiamolo mai (e come tu hai giustamente sottolineato in un tuo commento per il tuo blog), con la democrazia e con il suo uso decidono dei loro destini e della loro sorte.
L’argomentare del tuo servizio m’inquieta, mi provoca un disagio che non riesco a mascherare e mi pone degli interrogativi laceranti; nel mio piccolo (piccolissimo) sento il fallimento di una visione della Res Publica incentrata, quasi unicamente, sul soddisfacimento del “particolare” a discapito del generale.
Ho ancora voglia, però, di aggrapparmi alla forza di una volontà che non intende rassegnarsi e ad una coscienza che non vuole abdicare. E non mi resta, per ora, che ringraziarti per ciò che fai per me.
Ti abbraccio,
R.
Chapeau!
La tua risposta, caro Danilo, è un invito alle danze e, sebbene sia consapevole che -prima o poi- finirò in quel posto lì anche a te (oltrechè al tuo profilo fb!), e soprattutto in ossequio all'esortazione che tu stesso fai, qualche considerazione voglio farla.
Dicendoti che non mi fossero del tutto chiare le ragioni dei quesiti referendari, ho volutamente usato un'iperbole per sottolineare in maniera esagerata, 1) quanto io sia deficiente, 2) quanto la politica si stia allontanando dalle ragioni di una "comunità", 3) quanto ormai il disincanto abbia, in me, sostituito l'incanto.
Per mia naturale propensione, e forse anche a causa di certe letture giovanili, io sarei molto più statalista di quanto non possa apparire, ed uso il condizionale perchè, oggi, davvero ho difficoltà pure a riconoscere e ritrovare le mie stesse attitudini ed affinità. Pertanto mi sentirei molto più sollevato e sarei molto più tranquillo se, nella gestione della Res Publica, ci fosse più Stato e meno privato; questo vorrebbe dire perseguire e preservare l'interesse generale e pubblico più che non quello particolare e privato.
Decenni di mala politica unita al malaffare, però, mi hanno indotto se non altro a rivistare questo mio originario convincimento portandomi non a rinnegarlo o a misconoscerlo ma, certamente, a metterlo sotto la lente d'ingrandimento nel tentativo di comprenderne in special modo le degenerazioni.
Il problema fondamentale, almeno secondo quanto io creda, risiede nella pessima qualità del nostro legislatore, chè se l'Italia fosse davvero un Paese serio e normale dovrebbe avere un generale conato davanti alle aberrazioni legislative e giuridiche prodotte dai quasi mille cervelli (cervelli?!) che poggiano le loro lasse membra sulle ovattate poltrone dei palazzi del potere.
Io, ormai (e questo, credimi, mi fa davvero paura) mi faccio animare e pungolare solamente dal Dubbio, e non m'importa nulla se poi passo per l'idiota di turno o il cretino che non è in grado di assumere una posizione univoca. Non posso non condividere le tue obiezioni, anche perchè me lo impone la coscienza, epperò una domanda mi sorge: forse non ci sarà alcun vantaggio nella cessione ai privati della gestione dell'ente idrico (ma il discorso, ovviamente, vale per qualsiasi settore ed ambito di riferimento), e forse gli unici vantaggi tangibili li registrerebbero le loro tasche ma...il pubblico che deve gestire è il pubblico che tu hai straordinariamente messo in luce nel tuo servizio? Il pubblico che deve sostenere le nostre speranze sono i 36 anni di stallo e le centinaia di milioni di euro stanziati per un'opera che ancora non vede la luce? Il pubblico che dovrebbe garantire uno stato sociale all'altezza del nome e delle condizioni di vita degne di un Paese civile è lo stesso pubblico incapace di dare una giustificazione minimamente accettabile di questo schifo?
Danilo, a me fa paura, da morirne, il pregiudizio. Questo sì che mi toglie il sonno.
Con te, e con pochi altri amici, io ho il piacere e l'onore di parlare in assoluta libertà, sapendo di poter confidare sulla comprensione di ciò che dico e soprattutto avendo la gioia di non sentirmi discriminato soltanto per il fatto di esprimere una diversità di opinione. Non succede quasi mai, purtroppo, e ciò mi intristisce. Era proprio questo disagio che volevo mettere in luce con il commento precedente, questa difficoltà di ragionare e di parlare astraendo dalle categorizzazioni, sovente facili e superficiali, alle quali ci ha abituato una cattiva politica.
Sai cosa? Vorrei avere la ragionevole certezza che, se andassi a votare SI al referendum, il giorno successivo potrei perfino scoprire di aver fatto la scelta giusta. E' questo che fa incazzare me. Vivo in un Paese in cui all'indomani di una mia qualsivoglia espressione di voto sono tormentato dal dubbio: "Sarà davvero stata la scelta giusta?"
E comunque...parliamo, chè parlare è sempre salutare e costruttivo.
Io seguo tutto, sempre!
2 risposta · attivo 725 settimane fa
"la siccità di oggi è la conseguenza dell'inondazione di ieri"...come negarlo??? bravissimo Danilo!!!
1 risposta · attivo meno di un minuto fa
Maurizio Buccarella's avatar

Maurizio Buccarella · 724 settimane fa

Danilo, grazie !
1 risposta · attivo 724 settimane fa

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